Il dono che crea abbondanza e guarigione

Esiste una stretta relazione tra comunità, vita in comune e dono. Una etimologia della parola comunità fa derivare “communitas” dal cum-munus, cioè dal dono (munus) reciproco. Ma questa stessa suggestiva etimologia ci rivela immediatamente anche l’ambivalenza del dono, nascosta nella parola latina munus. Munus è insieme dono e “dovere”, nel senso di responsabilità collettiva e personale. E se il dono è usato male, cioè non è libero ma vincola ed è vincolante, diventa un “veleno”, come suggerisce l’etimologia tedesca di “gift”, aprendo un varco ad una delle più grandi ombre dell’essere umano: la manipolazione.

La parola chiave che spiega la natura del dono è reciprocità, da intendere però non nel senso dello scambio dare/avere tra due persone, ma in un senso più ampio, la cui relazione è tra il singolo e la comunità e in scala più grande, tra la singola anima e l’anima del Mondo.

Il mondo si regge sulla manna, sull’economia del dono, che scombina la ragioneria della partita doppia dare/avere. Non è utopia di là dell’orizzonte e non è stella cometa, apparizione breve e che lascia il cielo come prima. L’economia del dono è questa porzione costante di manna.”Erri de Luca

Il dono ha il potere di creare la comunità e non il contrario. Alcune  parole chiave coniate per la vita in comune dell’essere umano sono state capovolte e oggi non riusciamo più a ritrovarne i significati originari, né lo spirito, che giace a testa in giù, spesso infangato.

Nel matriarcato non esisteva altra economia se non quella del dono, perché appunto Madre Terra donava liberamente acqua, aria, luce e cibo, ricevendo a sua volta cura, rispetto e ascolto. Invece di accumulare i clan “offrivano” tutto ciò che veniva raccolto e lo distribuivano fra gli altri clan, attraverso i riti, perché questa era la maniera più in armonia con lo spirito di Madre Terra. Il modo di non farsi mai mancare niente era quello di donare e non di trattenere e accumulare, ossia l’esatto opposto delle credenze degli umani contemporanei. La vera ricchezza stava quindi nel donare, perché il quel dono si instaurava una comunicazione più grande, appunto “animica” con la Verità della vita e quindi con la sua grande abbondanza. L’offerta era la forma più “sicura” di comunicazione con le forze spirituali, con il Cielo e con la Terra.

Se il dono è libero crea abbondanza perché mette in relazione, mentre il debito, il suo contrario, crea mancanza perché ci isola nella dimensione egoica e quindi privilegia l’individualismo. Il dono libera e guarisce dall’illusione della separazione, il debito ci chiude in una gabbia e ci svaluta, fino farci ammalare di insoddisfazione.

La dimensione del dono postula la volontà di stabilire una relazione con gli altri, il prendersi cura e il mettersi al servizio, in assoluta libertà, per costruire “giustizia”.  Ma il dono all’altro – parola, gesto, dedizione, cura, presenza – è possibile solo quando si decide la prossimità, il farsi vicino all’altro, il coinvolgersi nella sua vita, il voler assumere una relazione con l’altro.

Su un piano economico-sociale donare è un atto forte, radicale, intenso. È un movimento asimmetrico che nasce da spontaneità e libertà, se stabilisce una relazione con l’altro al di fuori da ogni aspettativa. E’ un gesto eversivo perché attraverso il donare si instaura una relazione non generata dallo scambio, dal contratto, dall’utilitarismo.

Su un piano di vista energetico spirituale donare è una forma di coerenza e di armonia con la Vita stessa che è puro dono. Rafforza uno dei poteri più grandi che ha l’essere umano, quello della scelta, attraverso il quale la nostra anima crea continuamente nuovi mondi.

Creare è donare, per questo Madre Terra è la Maestra di ogni Arte e la più grande Artista dell’Amore.